Come si fa ad amare?
Come si capisce che si ama nel modo
giusto?
Un dubbio che gira e rigira, un tarlo messo
di come una virgola lungo la certezza del vivere.
Allora avrò sempre sbagliato?
Se non sono mai stata accarezzata, voluta e
amata, un fagotto da buttare in un angolo e poi dimenticarsene, se mai nessuno
mi ha bagnato con lacrime di gioia, come posso avere imparato a dare
amore?
Allora tutto il mio lottare, dal mio primo
respiro all'ultimo schiaffo ricevuto, dal gridare in silenzio il bisogno di
essere quella che voglio essere.
Allora ho sbagliato tutto?
Una piccola virgola e sono in
panico.
Amore non è dipendenza e l'esserci, è
l'abbraccio a lungo rifiutato perchè non conoscevi quanto può far bene.... o
quanto può fare male.
Creare la vita, il riprodursi, quale magia e
quale amore immenso è più grande?
Oppure è l'illusione che ci fa sentire grandi
e potenti?
Guardare tuo figlio e scoprirsi a piangere di
gioia, quelle lacrime che mai furono versate per te, chiamare amore e sentirlo
esplodere dentro, capire che potresti uccidere per quella piccola
vita.
Poi il tempo corre e cosa rimane di certezze
costruite su quelle lacrime?
Magari non sapevi amare, come si fa a capire
bisogni se non sai soddisfare i tuoi?
Girotondi di fate e di gnomi, storie
inventate a occhi spalancati dove il sonno scappava lontano e il bene non sempre
vinceva.
Imparare a non dare baci, chiudere le braccia
per impedire la bramosia degli abbracci, riinventarsi un domani dove nemmeno i
rovi potranno pungere.
Ascoltare e non cercare di capire ogni
perchè, imparare a pensare un pò a me, questo può essere il modo giusto di
amare.
Amare me stessa perchè nessuno sa quanto io
non mi ami.
lunamara01.splinder.com
mercoledì 29 febbraio 2012
domenica 20 febbraio 2011
giovedì 11 marzo 2010
sabato 23 gennaio 2010
martedì 16 dicembre 2008
ZIO ISIDORO
Giorno triste oggi, giorno di lacrime confuse con questa pioggia che mi fa compagnia.
Oggi ho buttato una manciata di terra sulla bara di mio zio, non volevo, era come ammettere che tutto era veramente finito.
Non volevo, sembrava un tradimento, e poi voltarmi e andarmene, lasciandolo la in quel buco da solo, con l'acqua che piano piano filtrerà a bagnarlo, pensieri, solo pensieri.
Lo zio Martalone, un gioco solo nostro, un gioco d'amore e di tenerezza,
"allora Cesy, sei matta o martalone?"
"meglio martalone che matta zio Isidoro!"
Uno zio tutto da raccontare e da vedere, uno zio senza dita.
Uno zio il cui nome era scritto su fogli importanti sin dalla sua nascita !
Correva l'anno 1938, il duce Mussolini decretò che a ogni bimbo che veniva dato il suo nome ( Benito) avrebbe ricevuto come regalo 5 lire!
Mio nonno che di figli ne doveva sfamare già 6 fu ben felice di questa opportunità, (ora divago, ma ho letto che in romagna c'è un comune che ha attivato questo "regalo" naturalmente in euro 500) e così mio zio si chiamò Benito.
Nome mai usato, per tutti era Isidoro, oggi in chiesa sembrava che il prete parlasse di uno sconosciuto, che ne sapeva lui di Isidoro, come Benito non valeva niente, ma come zio Isidoro Martalone era meraviglioso.
Ma la sua "fortuna" continuò, a 5/6 anni sul finire della guerra, amava correre dietro agli aereoplani che lanciavano dei "regali", fu così che raccolse e svitò una penna bellissima, peccato che gli scoppiò tra le mani.
Era una penna bomba che gli portò via di metto tre dita della mano destra.
La sua fortuna lo trasformò in un invalido di guerra con relativa pensione, e per la famiglia era una manna, più grandicello un lavoro protetto e sicuro in una centrale idroelettrica.
Niente miniera per lui, o ferriera, una vita serena con tre figli e una moglie che lo adorava.
Non pensavo che sarebbe finita così, tre suoi fratelli tra cui mio padre morti per tumore polmonare dovuto al lavoro, morti "bianche" per capirci meglio, va beh, si l'amianto, la polvere delle miniere, ma lui?
Lui in miniera non ci è mai entrato, non ha mai avuto comportamenti a rischio, eppure è morto anche lui per un maledetto tumore al fegato,
lo so che è la vita, ma vi prego, solo per stasera non ditemelo, domani potrò capirvi, ma adesso no.
Continua a piovere, chissa se l'acqua lo starà già accarezzando, è che è così fredda....
e su a Lodrone mi sa che stanotte nevicherà....
Oggi ho buttato una manciata di terra sulla bara di mio zio, non volevo, era come ammettere che tutto era veramente finito.
Non volevo, sembrava un tradimento, e poi voltarmi e andarmene, lasciandolo la in quel buco da solo, con l'acqua che piano piano filtrerà a bagnarlo, pensieri, solo pensieri.
Lo zio Martalone, un gioco solo nostro, un gioco d'amore e di tenerezza,
"allora Cesy, sei matta o martalone?"
"meglio martalone che matta zio Isidoro!"
Uno zio tutto da raccontare e da vedere, uno zio senza dita.
Uno zio il cui nome era scritto su fogli importanti sin dalla sua nascita !
Correva l'anno 1938, il duce Mussolini decretò che a ogni bimbo che veniva dato il suo nome ( Benito) avrebbe ricevuto come regalo 5 lire!
Mio nonno che di figli ne doveva sfamare già 6 fu ben felice di questa opportunità, (ora divago, ma ho letto che in romagna c'è un comune che ha attivato questo "regalo" naturalmente in euro 500) e così mio zio si chiamò Benito.
Nome mai usato, per tutti era Isidoro, oggi in chiesa sembrava che il prete parlasse di uno sconosciuto, che ne sapeva lui di Isidoro, come Benito non valeva niente, ma come zio Isidoro Martalone era meraviglioso.
Ma la sua "fortuna" continuò, a 5/6 anni sul finire della guerra, amava correre dietro agli aereoplani che lanciavano dei "regali", fu così che raccolse e svitò una penna bellissima, peccato che gli scoppiò tra le mani.
Era una penna bomba che gli portò via di metto tre dita della mano destra.
La sua fortuna lo trasformò in un invalido di guerra con relativa pensione, e per la famiglia era una manna, più grandicello un lavoro protetto e sicuro in una centrale idroelettrica.
Niente miniera per lui, o ferriera, una vita serena con tre figli e una moglie che lo adorava.
Non pensavo che sarebbe finita così, tre suoi fratelli tra cui mio padre morti per tumore polmonare dovuto al lavoro, morti "bianche" per capirci meglio, va beh, si l'amianto, la polvere delle miniere, ma lui?
Lui in miniera non ci è mai entrato, non ha mai avuto comportamenti a rischio, eppure è morto anche lui per un maledetto tumore al fegato,
lo so che è la vita, ma vi prego, solo per stasera non ditemelo, domani potrò capirvi, ma adesso no.
Continua a piovere, chissa se l'acqua lo starà già accarezzando, è che è così fredda....
e su a Lodrone mi sa che stanotte nevicherà....
lunedì 24 novembre 2008
STORIA NORMALE....
Maura si soffermò a leggere il cartello che a caratteri cubitali annunciava la giornata mondiale contro la violenza femminile.
Fece un sorriso e pensò che si era toccato il fondo se bisognava istituire una giornata contro quella "sporca cosa" affinchè ci si ricordasse che esisteva!
Esisteva, e di questo ne era sicura, pensò a Sandra, la sua migliore amica.
Lei e Sandra erano amiche dalle elementari, con l'andare degli anni erano diventate come due sorelle, si raccontavano tutto e tutto dividevano, almeno Maura pensava così.
La prima a sposarsi era stata Sandra, a 19 anni era entrata in chiesa al braccio di suo padre felice e innamorata, Maura ricordava ancora la sua gelosia verso Luca, ora marito della sua amica.
Gelosia che la portò a parlare duramente a Luca, raccomandandogli di amare sempre Sandra, di non farla stare male mai.
Dopo 3 anni si trovò in sala parto ad assistere l'amica, fu lei oltre a Luca ad accogliere la piccolina tra pianti di gioia, lei la madrina di Battesimo di Silvia.
La vita procedeva nei soliti binari, anche lei si era sposata, Sergio e Luca erano diventati amici, si vedevano sempre, anche le ferie le trascorrevano assieme.
Ricorda benissimo quel sabato pomeriggio, la telefonata di Sandra, Luca quella sera è stanco, non ha voglia di uscire, lei che si fa passare Luca e lo convince, arriveranno nel giro di mezz'ora!
Ma dopo un'ora non sono ancora arrivati, telefona a casa loro, dopo pochi squilli Sandra risponde piangendo.
All'inizio non riesce a capire che cosa le stia dicendo....
pensa ad un incidente ....
poi tra i singhiozzi le parole "mi ha picchiato ancora" le esplodono dentro.
Per un attimo pensa di avere sbagliato numero, ma è la voce di Sandra quella che le sta raccontando una storia incredibile.
Come un fiume che ha rotto gli argini le scarica addosso 5 anni di vita fatta di botte, parolacce e stupri!
La sua reazione, il cercare una soluzione, ma anche il suo sentirsi tradita.
Lei era sicura che tutto andava bene, quante volte ha chiesto a Sandra della sua felicità, e Luca?
Luca che chiamava sua moglie "la mia Perla".
Come poteva pensare che lui fingesse?
E Sandra, perchè non ha mai parlato con lei?
Sandra parla di vergogna, quasi fosse colpa sua del comportamento di Luca!
Maura appena può si mette in contatto con il Telefono Rosa, e lì finalmente trova il modo di aiutare Sandra, riesce a farla parlare con persone che l'aiutano, a farle capire che non è lei quella sbagliata, ma è lui la bestia che ha distrutto tutto l'amore che lei provava per lui.
Ma la sua dolce amica non molla, fa pure il secondo figlio, e al suo "perchè?" Sandra risponde con un "magari cambia".
Certo, non ci sono più le botte, basta pugni e calci, basta lividi su tutto il corpo, ma ora "solamente" le violenze psicologiche.
Quelle violenze nel dirle davanti ai figli "sei una merda", quella di farla sentire una persona finita, quella di fare anche 10 ore di lavoro, pur di non andare a casa!
Maura cerca di aiutarla come può, ma non riesce a capirla, la vede combattere ogni giorno, e ogni giorno la vede sempre più stanca e silenziosa.
Una sera Sandra la chiama piangendo, è in macchina e le dice che è arrivata a un bivio, o si butta giù da un ponte, o deve lasciare Luca.
Ovviamente la soluzione sembra facile, la separazione.
E inizia il massacro, dove ogni colpo è lecito, e lei che è sempre più terrorizzata cerca di ripararsi come può.
Chiede aiuto anche ai carabinieri, lui che lo sa la deride, sono tutti "suoi amici".
Quando la separazione diventa effettiva e Luca deve andarsene da casa è il caos.
Le minacce sono costanti, lui ha la chiave di casa e entra quando vuole e si comporta come un padre padrone, con la scusa dei figli la controlla e riesce sempre a sapere cosa fa e dove va.
Maura ha un sorriso stanco, a distanza di anni la guerra continua, e Sandra è talmente stanca e impaurita da non denunciare al suo avvocato che Luca non le passa più gli alimenti dei figli....
Maura si soffermò a leggere il cartello che a caratteri cubitali annunciava la giornata mondiale contro la violenza femminile.
Fece un sorriso e pensò che si era toccato il fondo se bisognava istituire una giornata contro quella "sporca cosa" affinchè ci si ricordasse che esisteva!
Esisteva, e di questo ne era sicura, pensò a Sandra, la sua migliore amica.
Lei e Sandra erano amiche dalle elementari, con l'andare degli anni erano diventate come due sorelle, si raccontavano tutto e tutto dividevano, almeno Maura pensava così.
La prima a sposarsi era stata Sandra, a 19 anni era entrata in chiesa al braccio di suo padre felice e innamorata, Maura ricordava ancora la sua gelosia verso Luca, ora marito della sua amica.
Gelosia che la portò a parlare duramente a Luca, raccomandandogli di amare sempre Sandra, di non farla stare male mai.
Dopo 3 anni si trovò in sala parto ad assistere l'amica, fu lei oltre a Luca ad accogliere la piccolina tra pianti di gioia, lei la madrina di Battesimo di Silvia.
La vita procedeva nei soliti binari, anche lei si era sposata, Sergio e Luca erano diventati amici, si vedevano sempre, anche le ferie le trascorrevano assieme.
Ricorda benissimo quel sabato pomeriggio, la telefonata di Sandra, Luca quella sera è stanco, non ha voglia di uscire, lei che si fa passare Luca e lo convince, arriveranno nel giro di mezz'ora!
Ma dopo un'ora non sono ancora arrivati, telefona a casa loro, dopo pochi squilli Sandra risponde piangendo.
All'inizio non riesce a capire che cosa le stia dicendo....
pensa ad un incidente ....
poi tra i singhiozzi le parole "mi ha picchiato ancora" le esplodono dentro.
Per un attimo pensa di avere sbagliato numero, ma è la voce di Sandra quella che le sta raccontando una storia incredibile.
Come un fiume che ha rotto gli argini le scarica addosso 5 anni di vita fatta di botte, parolacce e stupri!
La sua reazione, il cercare una soluzione, ma anche il suo sentirsi tradita.
Lei era sicura che tutto andava bene, quante volte ha chiesto a Sandra della sua felicità, e Luca?
Luca che chiamava sua moglie "la mia Perla".
Come poteva pensare che lui fingesse?
E Sandra, perchè non ha mai parlato con lei?
Sandra parla di vergogna, quasi fosse colpa sua del comportamento di Luca!
Maura appena può si mette in contatto con il Telefono Rosa, e lì finalmente trova il modo di aiutare Sandra, riesce a farla parlare con persone che l'aiutano, a farle capire che non è lei quella sbagliata, ma è lui la bestia che ha distrutto tutto l'amore che lei provava per lui.
Ma la sua dolce amica non molla, fa pure il secondo figlio, e al suo "perchè?" Sandra risponde con un "magari cambia".
Certo, non ci sono più le botte, basta pugni e calci, basta lividi su tutto il corpo, ma ora "solamente" le violenze psicologiche.
Quelle violenze nel dirle davanti ai figli "sei una merda", quella di farla sentire una persona finita, quella di fare anche 10 ore di lavoro, pur di non andare a casa!
Maura cerca di aiutarla come può, ma non riesce a capirla, la vede combattere ogni giorno, e ogni giorno la vede sempre più stanca e silenziosa.
Una sera Sandra la chiama piangendo, è in macchina e le dice che è arrivata a un bivio, o si butta giù da un ponte, o deve lasciare Luca.
Ovviamente la soluzione sembra facile, la separazione.
E inizia il massacro, dove ogni colpo è lecito, e lei che è sempre più terrorizzata cerca di ripararsi come può.
Chiede aiuto anche ai carabinieri, lui che lo sa la deride, sono tutti "suoi amici".
Quando la separazione diventa effettiva e Luca deve andarsene da casa è il caos.
Le minacce sono costanti, lui ha la chiave di casa e entra quando vuole e si comporta come un padre padrone, con la scusa dei figli la controlla e riesce sempre a sapere cosa fa e dove va.
Maura ha un sorriso stanco, a distanza di anni la guerra continua, e Sandra è talmente stanca e impaurita da non denunciare al suo avvocato che Luca non le passa più gli alimenti dei figli....
giovedì 9 ottobre 2008
non voglio cambiare...
NON VOGLIO CAMBIARE...
Inizio con dare un nome alla ragazza dei miei racconti, e con tutti i suoi ricordi la trascino nel presente.
Mara ha 24 anni, una vita felice, piena di sogni e di bellezza, la vecchiaia non la conosce, non sa nulla, sa solo che sono persone, anzi di più.
Ama parlare con persone più anziane, le piace sentire raccontare la loro vita, i loro ricordi diventano per lei degli stralci di epoche passate, dove ci si può confrontare leggendo libri per capire il passato, così va in contro al suo futuro.
Persone che lei vede come maestri, con una dignità che solo chi ha vissuto e sofferto ha incollato addosso, e non basta una malattia umiliante a farla sparire.
Mara è l'ultima arrivata e le colleghe fanno a gara per metterla a disagio, si divertono del suo imbarazzo quando deve lavare un uomo.
Già un uomo, non Giovanni che mi guarda in silenzio, le sue gambe sono morte, ma gli occhi brillano di lacrime, gli stringo la mano, sperando che colga anche la mia di vergogna.
Vergogna perchè non posso aiutarlo, vergogna per come lo trattiamo, la lacrima scende, trova la strada e cade sulla mia mano, incontro il suo sguardo e leggo tutto il dolore del mondo.
Ora devo andare da Clelia, la mia compagna di turno inizia la solita solfa, "non fermarti, mettila sulla comoda e portala nel soggiorno, non ascoltarla, se tutte qui dentro facessero come te...."
oggi sono stanca, ho male alla schiena, non abbiamo argani per spostare i pazienti, solo le nostre braccia, sono stanca.
Entro da Clelia, lei "vive" da sola, la sua stanza è piena di libri e foto, è tutto quello che le resta della sua vita passata.
Ho deciso stamattina farò presto!
"Forza, Clelia, oggi niente bagno, ho troppo da fare, ti metto sulla comoda, e poi non ho tempo nemmeno per pettinarti, ti porto in sala con gli altri, dai che ti metto sul...."
mi blocco, Clelia mi sta guardano con una dolcezza infinita,
e mentre cerco di metterla sulla comoda mi abbraccia, mi bacia e mi dice
" Mara, Mara, a stare con i lupi si impara a ululare"
Al diavolo tutti, io non sono così!
"Hai ragione Clelia, scusami, non importa se la suora mi farà un richiamo, non importa se vorranno lasciarmi a casa perchè sono pigra, io non sono così"
L'ho portata in bagno, l'ho lavata, pettinata e le ho anche messo il rossetto, quando la suora è entrata a vedere il perchè tardavo così, ci ha trovate sorridenti, pronte ad andare incontro ad un'altra mattinata.
Inizio con dare un nome alla ragazza dei miei racconti, e con tutti i suoi ricordi la trascino nel presente.
Mara ha 24 anni, una vita felice, piena di sogni e di bellezza, la vecchiaia non la conosce, non sa nulla, sa solo che sono persone, anzi di più.
Ama parlare con persone più anziane, le piace sentire raccontare la loro vita, i loro ricordi diventano per lei degli stralci di epoche passate, dove ci si può confrontare leggendo libri per capire il passato, così va in contro al suo futuro.
Persone che lei vede come maestri, con una dignità che solo chi ha vissuto e sofferto ha incollato addosso, e non basta una malattia umiliante a farla sparire.
Mara è l'ultima arrivata e le colleghe fanno a gara per metterla a disagio, si divertono del suo imbarazzo quando deve lavare un uomo.
Già un uomo, non Giovanni che mi guarda in silenzio, le sue gambe sono morte, ma gli occhi brillano di lacrime, gli stringo la mano, sperando che colga anche la mia di vergogna.
Vergogna perchè non posso aiutarlo, vergogna per come lo trattiamo, la lacrima scende, trova la strada e cade sulla mia mano, incontro il suo sguardo e leggo tutto il dolore del mondo.
Ora devo andare da Clelia, la mia compagna di turno inizia la solita solfa, "non fermarti, mettila sulla comoda e portala nel soggiorno, non ascoltarla, se tutte qui dentro facessero come te...."
oggi sono stanca, ho male alla schiena, non abbiamo argani per spostare i pazienti, solo le nostre braccia, sono stanca.
Entro da Clelia, lei "vive" da sola, la sua stanza è piena di libri e foto, è tutto quello che le resta della sua vita passata.
Ho deciso stamattina farò presto!
"Forza, Clelia, oggi niente bagno, ho troppo da fare, ti metto sulla comoda, e poi non ho tempo nemmeno per pettinarti, ti porto in sala con gli altri, dai che ti metto sul...."
mi blocco, Clelia mi sta guardano con una dolcezza infinita,
e mentre cerco di metterla sulla comoda mi abbraccia, mi bacia e mi dice
" Mara, Mara, a stare con i lupi si impara a ululare"
Al diavolo tutti, io non sono così!
"Hai ragione Clelia, scusami, non importa se la suora mi farà un richiamo, non importa se vorranno lasciarmi a casa perchè sono pigra, io non sono così"
L'ho portata in bagno, l'ho lavata, pettinata e le ho anche messo il rossetto, quando la suora è entrata a vedere il perchè tardavo così, ci ha trovate sorridenti, pronte ad andare incontro ad un'altra mattinata.
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